Times Square

Times Square
Italians exchange girls in Times Square

mercoledì 23 settembre 2015

Quod tibi deerit, a te ipso mutare,
Ciò che ti manca, prendilo da te stesso.

Quasi un mese dalla mia fatidica partenza.
Per molti un mese può sembrare uno spazio temporale molto lungo, per altri e' poco niente.
Due settimane fa, una domenica sera alle 10:45pm, mi trovavo su alcuni swing, giostre comunemente chiamate 'seggiolini volanti' a riflettere su tutto ciò che era accaduto in un solo mese.
Un mese intenso nel quale ho svolto attività, visto luoghi, mangiato cibi, incontrato persone del tutto nuove e diverse.
Innanzitutto ho una nuova famiglia, una nuova casa, frequento una nuova scuola. Tutto mi è nuovo, mi sembra di essere la prima donna che cammina sulla Luna, che vede tutto con occhi pieni di curiosità e stupore.
La prima novità e' ovviamente la fantastica famiglia che mi ha accolta, composta da persone eccezionali. Mi trovo davvero bene con loro, sono molto unite, stravaganti ed attente ai bisogni altrui. Fin dal primo momento in cui mi hanno accolta all'aeroporto, mi sono sentita a mio agio. i loro sorrisi erano accoglienti e nello stesso tempo pieni di stupore. Ho subito legato con la mia host sìster Emelia (non riesco ancora a pronunciare il suo nome nel modo giusto e adesso il team di cross country la chiamo così come lo pronuncio io …).. Mi trovo davvero bene con lei perché ha un carattere molto simile al mio. Ha dei momenti di “pazzia” e stravaganza che mi danno la carica per proseguire la giornata con allegria. Inoltre mi considero molto fortunata per il fatto di andare con lei alla high school, perché mi sta aiutando davvero tantissimo e mi ha incoraggiato ad entrare nella sua squadra di cross country, presentandomi a tutti ed aiutandomi a sentirmi parte della squadra ed accolta da tutte le ragazze. Non so se sarei in grado di fare lo stesso se fossimo a parti invertite, perché mi darebbe fastidio vedere tutti gli occhi puntati sulla novità. Perché è questo che sono. Un  curioso fiore appena sbocciato.
Il mio host brother Owen è davvero uno dei ragazzini pìu adorabili al mondo, nonostante abbia solo undici anni; Ha sempre il sorriso stampato sul volto, trova sempre qualche strano verso o smorfia da fare, mi aiuta con la pronuncia di alcune parole, mi coinvolge nei suoi giochi di guerra e abilità e si sta impegnando ad imparare l’italiano …. Forse un giorno sarò io ad ospitarlo.
I genitori sono davvero fantastici, fanno di tutto per mettermi a mio agio, si interessano alla mia vita in italia e mi aggiornano su tutto ciò che c’è da sapere sulla città, sugli States e sulla loro famiglia.

L'ambiente e' davvero molto diverso da quello a cui sono abituata.
La prima cosa che mi ha detto Emelia quando sono arrivata in questo luogo è stata “Gli alberi sono le case”. Ed e' effettivamente così!
Sono immersa in questa vastità di verde che non sono abituata a vedere nella mia città. La zona in cui abito e piena di case imponenti e davvero belle, di legno e di pietra,ognuna con parecchi yard di proprietà. Nessuno da queste parti si sorprende più nel vedere i cerbiatti n cortile o più avanti orsi o coyotes. Unico aspetto poco simpatico del vivere fuori città è il fatto che tutto è molto distante: se solo manca qualcosa da mangiare, per arrivare al primo centro abitato ci vogliono 15 minuti; la cittadina più vicina è molto piccola e sembra quella di un film anni ’60.

La scuola è completamente diversa da quella italiana. Si Inizia alle 7:45am. Mi devo quindi alzare tutte le mattine alle 6am, ed alle 7am esco con Emelia e sembriamo due zombìe, cariche di zaini e borse di atletica e con in mano qualcosa da mangiare al volo. Prendiamo lo schoolbus per arrivare alla high school alle 7:30am dove tutti  gli studenti si ammassano all'entrata con il sottofondo di qualche canzone. Volo al mio locker e incontro l'altra exchange student
italiana, Loretta, riesco a scambiare tre parole al volo in italiano e ognuno corre nelle rispettive classi.
Ci ho messo almeno tre giorni per imparare ad aprire l’armadietto e c’è voluto l’aiuto di almeno cinque persone. Le lezioni sono molto diverse da quelle in Italia, meno teoriche e meno pesanti. Fino ad ora ho fatto solo test a crocette, anzi uno, quello di storia, con gli appunti accanto. Gli insegnanti sono tutti molto disponibili e attenti. Anche il metodo di insegnamento è molto diverso, più attivo e meno cattedratico. Tra una lezione è l’altra si hanno a disposizione quattro minuti per ”teletrasportarsi” in un’altra aula.
Dopo tre settimane e grazie a 6348473839 richieste ad altri studenti sono a conoscenza dell’ubicazione delle classi in cui devo andare. Per il resto la scuola è davvero tutta come si vede nei film, dalla struttura alle persone e alle attività.
A pranzo spesso mi siedo con ragazzi che son originari di altri paesi ma che sono nati in America ed è davvero interessante essere a contatto con culture differenti.
Nonostante nessuno riesca a pronunciare il mio nome, sono tutti molto gentili con me e con gli altri excange students, alla fine l’importante è “buttarsi” e parlare con tutti.
Ad ogni excange students viene assegnata un o una peer leader che ti aiuta se ha bisogno d qualsiasi cosa. La mia è davvero molto gentile , sempre sorridente e pronta ad aiutarmi ma anche gli altri, nonostante mi abbiano vista solo una volta, mi salutano sempre con molta allegria.

La scuola americana è basata molto sull’importanza dell’attività sportiva.
Venerdì' scorso c'e' stata la Pep Rally, un'ora di esultanza, festeggiamenti e cheers per il primo footbal game. Tutti i seniors che praticano sport sono stati chiamati per fare il grande ingresso uno per uno con il loro team. E’ stato davvero emozionante entrare e trovarsi di fronte ad una folla fatta di occhi sconosciuti puntati su di te. C’è stato anche l’esercizio delle cheerleader, l’immancabile inno con la bandiera americana che sventolava (le bandiere sono ovunque ed ogni mattina, nel primo mod, si canta un PLEDGE OF ALLIEGANCE con tanto di mano sul petto ed occhi puntati sulle stelle e strisce … ). Tutto davvero come nei film. Persino il footbal game, che è stato davvero divertente in quanto ci si trova tutti nel jungle, sezione degli spalti in cui la gente si ammassa e si schiaccia come sardine, per esultare tra facce dipinte e bandiere che sventolano (ovviamente). Unica cosa negativa è stata che i Lions della mia high school hanno perso, per cui a dieci minuti dalla fine, quando il risultato era certo, lla jungle era semi-deserta.

Forse mi sono dilungata troppo ma sono moltissime le cose che ho da raccontare ….. a breve farò un nuovo posto in cui racconterò in particolare i primi week-ends cercando di non scrivere ogni volta fiumi di parole, o almeno spero.

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