Times Square

Times Square
Italians exchange girls in Times Square

martedì 1 settembre 2015

Una settimana.  Esattamente una settimana che mi trovo qui, a 6524 chilometri da casa mia, con persone che vivono, pensano e agiscono diversamente da come sono abituata io. E sono qui per apprendere una nuova cultura,  nuovi modi di vivere, per avere una mentalità molto più aperta, pronta a tutto quello che incontrerà.

In fondo siamo 7,36 miliardi di abitanti e non c’è nessuno uguale a nessun altro. E bisogna sempre essere pronti a convivere, ad accettare e ad imparare da chiunque abbia qualcosa da offrirci, indipendentemente dal colore della pelle, dagli interessi, dal carattere e dallo stato sociale.

Le mie prime 168 ore 10080 minuti 604800 secondi in New Jersey nelle quali ho visto, assaggiato, vissuto posti, cibi, realtà che pensavo esistessero solo nei film. E invece qua è realtà.

Parto con un breve riassunto del pre partenza.

Mercoledì 19 agosto 2015 stavo beatamente dormendo in camera mia quando, verso le 8.45 am, sento la porta aprirsi improvvisamente. Apro gli occhi lentamente, come se fossi nell’atto di compiere uno sforzo sovrumano e mi ritrovo mio padre al telefono, appoggiato alla porta di camera mia. Mi siedo sul letto con gli occhi spalancati. No, non può essere… Non può essere arrivata davvero, LA CHIAMATA. Quella chiamata tanto attesa da sette mesi di incessante ansia e curiosità. Ed iniziano ad attraversarmi miliardi di emozioni differenti. Una felicità immensa seguita da un panico pre partenza. Mio padre riattacca e inizia a parlarmi. Andrò nel New Jersey. New Jersey?!  Ebbene sì, su cinquanta stati a disposizione, sono capitata in 22591.38 chilometri quadrati a me parzialmente sconosciuti. In una famiglia con una host sister, Emelia, di 16 anni ( esultai ) un fratello, Owen, di 11 anni e due genitori sotto i cinquant’anni. Dopo aver ricevuto queste provai un forte senso di curiosità, infatti poco dopo iniziai le mie ricerche per capire la mia meta e le nuove persone che mi avrebbero circondata. Ma la notizia sconcertante fu un’altra. L’assistente che diede questa notizia a mia madre, prima di iniziare a parlare, le chiese se era seduta. Sarei partira nelle seguenti ventiquattr’ore. Esattamente un giorno per preparare tutti i bagagli, comprare le ultime cose necessarie, i regali per la host family e salutare coloro che erano già a casa, tornati dalle vacanze. Non so assolutamente come ho fatto, grazie ai miei siamo riusciti a finire il tutto entro le dieci ( dopo aver soppresso  tutto quello il possibile in una valigia, un bagaglio a mano e uno zaino). Ho salutato molto velocemente la mia migliore amica e altre amiche venute a salutarmi e sono andata a letto. Mi sono addormentata all’1 per la felicità, l’ansia, la curiosità, un mix di emozioni indescrivibile, assolutamente da vivere. Il giorno dopo alle 5:15 eravamo in aereoporto. Sedici magliette gialle cariche di valigie, malinconia ed energia. Pronti ad avventurarsi in un mondo del tutto nuovo e sconosciuto. Abbiamo legato molto fin da subito, partendo con il giro di nomi,  giro di ‘dove vai a finire’ e giro famiglia. Eravamo tutti molto eccitati al pensiero  di passare insieme cinque giorni a New York. Arrivati a Londra ci siamo aggregati ad un’infinità di biondi ossigenati nordici, gli svedesi. Successivamente si aggregò un gruppetto di francesi (inizialmente sempre in disparte, poi si sono rivelati tutti simpatici e socievoli), alcuni danesi e olandesi. Eravamo un immenso gruppo di settanta maglie gialle che si spostava per l’aeroporto di Heatrow marciando e lasciando a bocca aperta i passanti.

L’esperienza a New York è stata indimenticabile, a partire dal fantastico college dove eravamo, alle fantastiche persone di tutte le nazionalità che abbiamo incontrato, le divertenti attività svolte, le leaders che raccontavano le loro esperienze di scambio culturale, ribadivano le regole ogni tre secondi e se arrivavi in ritardo, cantavi davanti a 148 occhi puntati su di te, la magnifica città visitata.

Durante la prima escursione a New York abbiamo camminato per Central Park, abbiamo girato nel traffico della grande mela, siamo andati a Ground Zero e infine abbiamo avuto qualche ora di tempo libero a Soho, che ho passato con Ilaria, Federica ed Alice ( e altre magliette gialle in giro per la via principale di Soho) tra un negozio e l’altro.

La seconda escursione a New York è stata semplicemente spettacolare.

Siamo andati in treno e abbiamo camminato dalla stazione centrale ( quella di Madagascar, Gossip Girl etc) a Times Square. Li ci siamo divisi in gruppi e io sono andata con un bel gruppetto di persone at the top of Rockefeller Center. E’ stato fantastico vedere dall’alto sbucare tutti questi colossali grattacieli, e la vastità di costruzioni che si estendeva tra spazi della metropoli e acqua.

Dopo un veloce Caramel Cappucino da Starbucks siamo tornati a Times Square e prima di iniziare la maratona verso il traghetto, sono riuscita a gustarmi un vero hot dog newyorkese con Federica. Iniziata la maratona, ci siamo fermati al volo per le scorte da subway ( tutti i sacchetti con le cibarie erano gia fuori dal negozio quindi sembrava davvero una competizione haha). Finalmente siamo arrivati al ferry e dopo un’ora di sostenuta parlantina di un cinquantenne che raccontava la storia di New York, siamo partiti. Il giro è stato fantastico, veder passare tutti gli edifici davanti agli occhi, tutta la modernità di una città, l’imponente statua della libertà ( che solo grazie alla mia host sister ho scoperto che è in New Jersey). Con le luci era ancora più sconvolgente il tutto, uno spettacolo singolare e unico.
Siamo stati tutti nella parte anteriore della nave e ci siamo davvero divertiti tantissimo. Dopo due ore di viaggio siamo scesi dal traghetto e abbiamo avuto il tempo di tornare a Times Square e rimanerci fino alle dieci. Era tutto così bello che sembrava persino irreale. Tra le luci, le risate, la gente, i nuovi legami internazionali che si erano creati tra noi, era tutto fantastico.
Tornando al college, solo quella sera realizzammo davvero che il giorno dopo avremmo incontrato le nostre famiglie ospitanti per la prima volta. Ero emozionatissima e non vedevo davvero l'ora di conoscere la mia host family, ma allo stesso tempo sentivo come se mi mancasse un punto di riferimento, qualcosa o qualcuno che mi possa dare costantemente certezza, e ora dopo una settimana qua nella mia nuova famiglia, sto cominciando a trovare un centro fisso di sicurezza.
Purtroppo sono un po' indietro con la scrittura di posts per questo blog, appena posso scriverò della mia prima settimana qui, della host family, nuovi cibi, attività, ambiente e inizio scuola.
Spero di non essermi dilungata troppo.
Per qualsiasi domanda o chiarimento scrivetemi
Goodnight!

PS: Il design di questo blog è stato accuratamente scelto dalla mia host sister Emelia, in un'ora e cinquantasette minuti

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